Mater semper certa est
di Filippo Errico.
L’Italia dice addio all’automatismo del cognome paterno, d’ora in poi i figli avranno il cognome di entrambi i genitori. In data 27 aprile 2022 la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime tutte le norme che attribuiscono automaticamente al nascituro il cognome del padre.
Dopo aver esaminato la legittimità costituzionale delle norme che regolano l’attribuzione del cognome ai figli, ponendo particolare attenzione su quella per cui non si poteva attribuire al nuovo nato, anche se in comune accordo dei genitori, il solo cognome della madre e nel caso in cui mancasse il comune accordo, si desse solo quello del padre, l’ufficio comunicazione stampa della corte costituzionale comunica che le norme censurate sono state dichiarate illegittime per contrasto con gli articoli n. 2,3 e 117, comma primo, della Costituzione, quest’ultimo in relazione agli articoli 8 e 14 della convenzione europea dei diritti dell’uomo. Il problema era stato posto lo scorso anno dal tribunale di Bolzano, quando una coppia aveva fatto richiesta per poter assegnare al proprio figlio il solo cognome materno; si è così scelto di modificare l’articolo 262 del Codice Civile, il quale imponeva come unica possibilità l’attribuzione del cognome paterno.
Nello spazio legislativo europeo, possiamo riscontrare vari esempi di sistemi in cui è data l’opportunità di operare una scelta sul cognome dei propri figli. Nel sistema tedesco vige la regola di preferenza congiunta del cognome familiare; in quello spagnolo viene attribuito un doppio cognome; nel sistema francese una legge del 1985 ha introdotto la facoltà, e non l’obbligo, di aggiungere al patronimico anche il cognome materno, senza alterare i meccanismi di attribuzione del nome legale.
Il legislatore francese, nel 2002 e successivamente nel 2003, ha consentito ai genitori l’uso sia del cognome paterno che di quello materno e ha deciso che in caso di disaccordo il figlio assume il cognome del genitore nei cui riguardi la filiazione sia stata stabilita per prima. Qualora il riconoscimento sia fatto dai genitori nello stesso momento, avrà il cognome di entrambi.
La Corte Costituzionale Italiana ha inoltre ritenuto “discriminatoria e lesiva per l’identità di un figlio, la regola che attribuisce automaticamente il cognome del padre.” Per l’appunto, già nel 2006 la Consulta aveva dichiarato che il solo cognome paterno è “il retaggio di una concezione patriarcale della famiglia e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con il valore costituzionale dell'uguaglianza uomo donna”. Infatti, sulla scia del principio di uguaglianza, nell’interesse del figlio, entrambi i genitori devono poter condividere la scelta del cognome, elemento fondamentale per l’identità personale del bambino.
Pertanto, d'ora in poi, i figli assumeranno il cognome di entrambi i genitori, nell’ordine da loro stessi concordato, a meno che essi stessi non decidano di comune accordo di attribuire il cognome di solo uno dei due; in caso di mancato accordo, si attribuiranno entrambi i cognomi. Quanto detto si applica non solo ai nascituri di coppie sposate, ma anche a figli nati fuori dal matrimonio o adottivi. Tuttavia, ad oggi la sentenza deve ancora essere depositata presso la Corte Costituzionale.
Questa decisione rappresenta un vero e proprio punto di non ritorno; infatti, nonostante sarà ovviamente necessario regolare determinati aspetti della sentenza, il Senato ha iniziato a lavorare secondo l’iter necessario per unificare i cinque disegni di legge già da diversi anni congelati e immobili anche davanti alle numerose petizioni o proteste mosse da vari movimenti femministi, in particolare dalle attiviste Laura Cima e Iole Natoli.
Il blocco dell’automatismo del cognome paterno, racchiude in sé una forte rivoluzione socio-culturale a favore della donna e contro il sistema patriarcale in cui ancora oggi viviamo. Per l’appunto, nonostante i passi avanti che già si erano fatti negli anni ‘70 con il nuovo diritto di famiglia e l’abolizione del potere assoluto dell’uomo nel nucleo familiare, la scelta di attribuire il cognome della madre ai nuovi nati (riconoscendo così il diritto di genitorialità e parità interna alla famiglia alla genitrice) si configura nello spettro culturale contemporaneo come un’altra spallata al sistema patriarcale.
L’obbligata scelta da fare tra i quattro cognomi “disponibili”, potrebbe generare dei dissapori tra le famiglie o far sentire qualcuno “escluso” dalla gioia della nuova nascita, tuttavia io ritengo che tale motivazione non sia sufficiente per far decadere la nuova norma, semplicemente si dovrà scegliere uno dei cognomi della madre, e uno di quelli del padre, senza preoccuparsi del fatto che i nonni potrebbero restarci male. A favorire la mia tesi, il fatto che la seconda generazione di cui si parla, sarà quella formata da chi come me, sta crescendo in una situazione di notevole ampiezza di pensiero rispetto a quella dei nostri genitori o dei nostri nonni, per cui non sarà assolutamente un problema se i nostri nipoti avranno il cognome di due dei nonni, e non di tutti e quattro.
Altro motivo di opposizione a quanto deliberato dalla Corte Costituzionale, risiede nel fatto che il cognome paterno, secondo alcuni, non facesse altro che “rasserenare” le madri, rendendo certo il riconoscimento dei nascituri da parte degli uomini, i quali si legavano legalmente ai figli e se ne assumevano quindi le responsabilità poiché, in quanto “mater semper certa est, pater numquam”, si ufficializzava tramite il cognome, il rapporto di filiazione.
Onestamente però, credo che anche questa argomentazione risulti fallace e tenda a cadere. Infatti, basta pensare a quanto la donna sia più emancipata socialmente, anche rispetto a soli trent’anni fa; nonostante l’ancora sentito e intollerabile divario tra i due sessi in ambito lavorativo e di opportunità, la donna non è più relegata al solo compito di madre di famiglia e addetta alle pulizie domestiche, e sono innumerevoli gli esempi di donne in grado di sostenere e campare una famiglia intera o solo i propri figli.
Per ora la legge non gode di retroattività, ma gli aspetti più specifici, tra cui anche i problemi evidenziati e discussi prima, saranno affrontati in un dialogo politico- giurisdizionale futuro. Tuttavia, nella crisi antropologica dello scenario contemporaneo, questo evento è una luce, seppur flebile, della costruzione e dell’assestamento di una nuova struttura sociale basata sul rispetto e sulla parità di genere.
Filippo Errico
Polemico dal 2002, studente al primo anno di Giurisprudenza presso l’Università del Salento. Appassionato di musica e politica, pensa, legge e scrive.
Il sogno è quello di diventare politico e avvocato, intanto suona in chiesa.



Bravo. Lineare ed esaustivo. Che i tuoi sogni possano diventare realtà. Ad maiora.
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