Il Paradosso degli Antifascisti Fascisti
di Antonio Torretti.
Molti giovani e anziani, vip e comuni cittadini, stanno aderendo in questi giorni alla raccolta firme contro la propaganda nazi-fascista, proposta lanciata da Maurizio Verona, sindaco di Sant’Anna di Stazzema.
La legge Scelba del 1952 e la legge Mancino del 1993 sono di fatto le uniche norme che condannano l’apologia del nazifascismo e la riorganizzazione del disciolto partito fascista. L’applicazione di queste, tuttavia, è ostacolata dall’articolo 21 della Costituzione, il quale sancisce che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, diritto costituzionale che decade solo se viene individuato un “concreto pericolo per l’ordinamento democratico”. In altre parole è la discrezionalità del giudice a stabilire l’effettiva “pericolosità per l’ordine democratico” di un saluto romano o di una manifestazione di Forza Nuova. Di recente, nel 2017, il deputato del Pd Fiano ha proposto una legge, praticamente identica a quella auspicata dalla raccolta firme, in cui radicalmente si condannano immagini, saluti o documenti che rimandano all’ideologia nazifascista. La legge Fiano non è stata approvata in parlamento in quanto, come era prevedibile, è stata giudicata incostituzionale dal già citato articolo 21.
Ma una legge che viola la libertà di pensiero (per quanto un pensiero di merda) non è una legge fascista? Siamo davvero nell’incombenza di dover sventare la riorganizzazione del defunto PNF? Se si, la messa al bando di ogni forma di oggetto o gesto che richiami al fascismo o al nazismo e più in generale dell’intera ideologia, potrebbe fermare questa orda di fantasmi balilla? Perché ci si accanisce su un’ideologia totalitaria e se ne tollera un’altra?
Credo che molti di questi firmatari che chiamerò “sciabolatori di penne bic”, fanno ingenuamente confusione tra propaganda (o detenzione di “oggetti fascisti”) e atti di violenza, come se un uomo che pubblica il classico post su Facebook con la lista delle cose realizzate durante il ventennio (quasi sempre un inoffensivo pensionato padre di famiglia o “boomer” nel gergo giovanile) fosse automaticamente un potenziale criminale che deve essere punito prima ancora di commettere un non accertato crimine. È importante non confondere il fascismo con la violenza in genere perché, purtroppo, il male non ha divise né fazioni politiche definite, e gli abusi e le violenze, fisiche o morali inflitte al prossimo, sono, grazie a dio, già punite indifferentemente dal credo religioso o politico del criminale. Quindi chi firma perché pensa di sventare spietati e inesistenti atti di guerriglia stile anni di piombo è fuori strada, sia perché gli anni 70 sono passati da mezzo secolo, sia perché lo scopo della papabile legge non è punire più severamente i criminali fascisti, ma rendere criminali anche i fascisti che non commettono alcun atto di violenza. Chi si punisce quindi? Chi ha il poster del duce goliardicamente esposto in casa e magari è anche un fan di Guccini? Io non trovo alcuna sistematizzazione nella puerile “nostalgia” di quegli anni, né un concreto pericolo per la democrazia a differenza di questa raccolta firme; i fascisti sono dei cosplayer del duce che si divertono a dire le stesse cazzate e a indossare magliette con un testone stampato sopra, solo per ricercare un sentimento di appartenenza difficile da trovare in una società disumanamente individualista come la nostra, un tentativo discutibile di aderire ad una comunità alternativa a quella nevrotico-liberal-capitalista accettando il rischio di entrare a far parte di un’altra comunità altrettanto nevrotica. Rendere fuorilegge un pensiero vuoto (sul banco degli imputati di questa proposta di legge rientrano inevitabilmente i pensieri oltre che le azioni) non fa che legittimarlo, rendendolo trasgressivo e quindi attraente per chi è patologicamente propenso a queste tipo di perversioni. Oltre al non trascurabile fatto che violare la libertà di pensiero (anche se una libertà del cazzo) è incostituzionale, illiberale e antidemocratico. Praticamente si vuole annientare il fascismo con le stesse armi del fascismo, un po' come farsi una pera per combattere la tossicodipendenza. Se dovessimo rendere illegali tutti i pensieri idioti dovremmo processare anche i terrapiattisti e la ragazza di cui siamo innamorati per aver preferito il coatto del paese a noi, e questo mi sembra impossibile non tanto per l’azione inibitiva della nostra pietà, ma per penuria di tribunali.
L’altro mio sospetto è che le nobili mire di questi coraggiosi firmatari siano la fermata dell’avanzata di uno dei più famosi fantasmi balilla del nostro tempo: Matteo Salvini. Il sindaco e promotore di questa campagna afferma che “stiamo assistendo a un sempre più crescente numero di avvenimenti riconducibili ad un idolatria del regime fascista”. Ma rispetto a quando? Al 1972 quando Giorgio Almirante, ex capo gabinetto nella repubblica di Salò, ottenne l’elezione in parlamento di 56 deputati e 26 senatori (il 10%) alla guida del MSI, partito che dichiaratamente propugnava il ritorno del fascismo? Attualmente i partiti che sono affiancabili all’ex MSI, Casapound e Forza Nuova, hanno ottenuto alle elezioni del 2018 poco più dell’1%, e questo mi fa pensare che la fantomatica minaccia fascista sia rappresentata, non da chi “fa una svastica in centro a Bologna solo per litigare”, come direbbe il buon Calcutta, ma dalla crescita esponenziale della Lega. Pensare che il partito più vecchio d’Italia, quello che ha navigato di più nell’oscuro mare delle trame di potere, che da oltre 25 anni occupa incessantemente poltrone in parlamento possa ribaltare un sistema in cui ha imparato a sguazzare così bene è impensabile. Se domani a Salvini scappasse un “io sono fascista” verrebbe silurato in quattro e quattr’otto dal suo partito che, invece, è un grande sostenitore della democrazia e ancor più dei suoi privilegi. Salvini è Mussolini tanto quanto Zingaretti è Che Guevara.
A proposito di Che Guevara. Le dinamiche storiche hanno portato le nazioni a subire il dominio di diverse ideologie politiche. In Italia il fascismo si è trasformato da sogno in incubo e quindi in realtà; il comunismo invece, non essendosi realizzato, è rimasto un idillio di purezza. I primi sono i carnefici e i secondi i martiri; ma non sono tutte e due delle ideologie illiberali?
Svegliamoci da questo campanilismo di nazione e alziamo la testa: il comunismo nei paesi in cui è diventato l’ideologia al potere è stato (ed è) un sistema dittatoriale che sopprime le libertà democratiche tanto quanto il fascismo. Non a caso alcuni di questi paesi come Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Georgia e Ucraina hanno leggi contro l’apologia del Comunismo; la svastica è un simbolo che suscita disgusto alla stregua della falce e martello perché la coscienza di questi popoli è martoriata da efferati crimini commessi da uomini che non sempre hanno avuto la divisa dello stesso colore. Emil Cioran scriveva: “là dove un’idea si impone ci sono teste che cadono; essa non può imporsi se non a spese delle altre idee e delle teste che le concepirono o le difesero”. La storia del cristianesimo ce lo insegna più di tutti: i martiri diventano carnefici e i carnefici ridiventano martiri, in una costante storica che annienta la dicotomia tra il bene e il male come anche la puerile filastrocca dei fascisti cattivi e dei comunisti buoni. Purtroppo solo i film di Christian De Sica e Massimo Boldi hanno una trama semplice e scontata, la storia invece è caos e ambiguità. Dico questo perché sono convinto che molti di questi “sciabolatori di penne bic” si indignano per una svastica sulla porta del cesso di un autogrill e magari non trovano patetico alzare in aria il pugno in un concerto di Goran Bregovic, ignorando l’ipocrisia di reputare ripugnante la prima e simpatica e figa la seconda. Non voglio cadere nella solita retorica da stadio di chi ha ammazzato di meno o bonificato di più, il mio discorso mira a mettere sullo stesso infimo piano due ideologie estremiste e antidemocratiche: è più probabile che un militante di Casapound passi a Potere al Popolo piuttosto che al Pd.
Ho analizzato il ventaglio sociale di chi riteneva legittima questa iniziativa e ne ho estratto tre personalità, anzi quattro: gli “sciabolatori di penna bic” paranoici, quelli salvinifobici, quelli goranbregoviciani e Roberto Benigni, il quale, testimonial di questa campagna, fa categoria a sé. Non condivido il loro pensiero (né ovviamente quello fascista), ma non ostacolerei mai con la coercizione l’espressione di alcun pensiero per quanto insano come, invece, questi finti liberali vorrebbero. La libertà di pensiero è uno dei pochi pilastri che sorregge ancora le nostre democrazie decrepite, e scalfirlo in nome dei fascisti o di chicchessia è un delitto. La scelta di combattere idee malate proibendole dalla legge è una scorciatoia, e quasi sempre le scorciatoie sono strade disastrate dove la probabilità di guastare la macchina è alta. Rischierò di essere banale ma l’unica arma contro queste idee è la buona istruzione che non sempre è garantita dallo stato, dalla scuola o dai genitori.
Parlare così tanto di questi pseudo-cybor partigiani della terza ora mi fa assopire. Svegliatemi quando sarà possibile firmare una legge contro l’Idiozia che metta alla gogna non solo il già putrefatto cadavere in divisa nera, ma anche altre (e ben più vive) categorie sociali: le teste che cadranno formeranno un meraviglioso arcobaleno.
Antonio Torretti
Antonio Torretti nasce nel 1996 a Galatina e si laurea all'Accademia di Belle Arti di Brera senza particolari lodi. Si definisce un nichilista speranzoso, un anarchico moderato e un rivoluzionario nei giorni feriali.



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