Un Odio Contro Natura
di Antonio Torretti.
Fondamento del tabù è un’azione proibita verso la quale esiste nell’inconscio una forte inclinazione
Sigmund Freud
In questi giorni sta facendo molto discutere la legge Zan, la proposta di legge che prevede il carcere per chi commette atti di discriminazione basati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità. Le vicende legislative e le questioni tecniche sono state argomentate in lungo e in largo da gente più competente di me, qui di seguito tratterò dell’omosessualità unicamente da un punto di vista sociologico, spiegando il perché dell’estrema importanza di questa legge.
1° premessa: in quanto eterosessuale, sono ontologicamente ignorante e inadeguato a parlare dell’omosessualità in senso stretto ma, ora come ora, risulta impossibile parlare di omosessualità senza menzionare la repressione effettuata sulla stessa dalla “casta” eterosessuale, rendendo, quindi, il mio punto di vista potenzialmente utile a far luce su questo tema sociale.
2° premessa: la maggior parte delle teorie psicoanalitiche contenute in questo testo provengono dagli scritti di Mario Mieli, il più grande teorico italiano della liberalizzazione sessuale.
Solitamente mi è necessaria una piccola premessa storica per trattare una questione di ordine sociale e poterne ricercare la sua ragion d’essere: non si può parlare dei figli dei fiori senza citare la guerra in Vietnam e non si può narrare il Mondiale del 2006 senza menzionare Calciopoli. Con l’omosessualità questo mi è impossibile perché trattasi di una questione biologica-comportamentale trasformatasi, nel corso della storia, in questione sociale a causa della repressione cui è stata oggetto. Data la sua natura, non sarà importante parlare dell’evoluzione dell’omosessualità nel corso della storia (anche perché significherebbe parlare della storia intera dell’essere umano), ma dell’evoluzione psichica che intraprende ogni individuo nel corso della sua vita.
La “bisessualità innata” è un termine introdotto da Sigmund Freud con il quale si indica la coesistenza nell’individuo di fattori somatici appartenenti a entrambi i sessi; nei primi mesi della gravidanza vi sono elementi di ambedue i sessi, e le particolarità del sesso che non giungerà a svilupparsi rimangono, in qualità di organi rudimentali, a un grado di sviluppo inferiore: il capezzolo maschile e la clitoride (in rapporto al pene) sono esempi di questa bisessualità fisica presente nell’essere umano comune. Questo dato scientifico giunge all’orecchio come una nota stonata se lo raffrontiamo alla rigida contrapposizione dei sessi vigente nelle attuali società: il sesso non è mai unico, e la monosessualità (parola ideologica che non trova riscontro nella natura) cela in realtà una bisessualità fisica di fondo. Se è scientificamente dimostrata la nostra bisessualità ormonale, dobbiamo anche constatare che il genere biologico manifesto alla nascita in genere indica soltanto la sua “predominanza” nell’individuo, ma non elimina affatto la presenza sessuale “opposta”. Il transessuale (nell’ accezione ampia del termine) altro non è che un individuo adulto che vive coscientemente il proprio ermafroditismo e che riconosce in sé, nel proprio corpo e nella mente, la presenza dell’“altro” sesso.
Un essere umano dal sesso imprecisato è una mina vagante per la casta etero fascista che, per difendere il suo potere, sa di dover costringere l’individuo a impersonificare un ruolo monosessuale ben specifico, maschile o femminile, e a rispettare tutta la trafila di stereotipi annessi a ogni ruolo. Questa traduzione borghese, consumistica e semplicistica dell’infinita potenzialità dell’eros umano, innesca nei genitori quel curioso senso di pericolo quando notano che il figlio maschio preferisce giocare con le bambole piuttosto che con le macchinine o quando la figlia preferisce sport come il calcio alla danza. La società ci costringe a sopprimere la presenza dell’altro sesso attraverso un’educazione, che si potrebbe anche definire educastrazione, atta a installare nella mente del bambino un meccanismo di senso di colpa che si attiva ogni qual volta “trasgredisce” le regole del proprio sesso biologico predominante. L’educastrazione ha una duplice funzione: oltre a incoraggiare “l’eterosessuale apparente” a reprimere i suoi impulsi omoerotici, induce l’omosessuale consapevole a sentirsi colpevole dal sistema poiché trasgredisce il tabù antigay, e a tentare in ogni modo di riscattarsi di fronte alla società adeguandosi alle altre sue regole, perdendo conseguentemente quell’inerzia anticonformista necessaria per abbattere lo stesso tabù.
Secondo Freud il bambino è un “perverso polimorfo” perché ricerca il piacere senza alcuna finalità riproduttiva e senza operare distinzioni sessuali o oggettuali. Da questo assioma molti psicanalisti hanno formulato una teoria dell’omosessualità fondata sulla nevrosi: l’omosessuale è un individuo adulto che non è ancora uscito da questo stadio di libido infantile e ha nevroticamente rimosso gli impulsi eterosessuali. Ma allora non si può dire che anche l’eterosessuale è nevrotico perché ha rimosso l’impulso omoerotico? Nel senso della psicanalisi, dunque, anche l’interesse esclusivo dell’uomo per la donna è un problema che ha bisogno di essere chiarito e nient’affatto una cosa ovvia da attribuire a un’attrazione fondamentalmente chimica (Freud). La nevrosi che affligge l’umanità intera è soprattutto causata dalla repressione dell’Eros, dunque è reazionario distinguere tra nevrotici e “sani”, dal momento che siamo tutti, etero o omo, indiscriminatamente nevrotici; è comunque evidente che la nevrosi che affligge gli omosessuali dipende anche e soprattutto dalla persecuzione sociale che sono costretti a subire in quanto omosessuali. In altri termini, è la psiconevrosi dei “normali” (fondata in gran parte sulla conversione patologica dell’omosessualità e delle altre “perversioni” represse), che condanna le espressioni manifeste dell’omoerotismo, a provocare in larghissima misura la nevrosi degli omosessuali. Non l’omoerotismo, quindi, ma la persecuzione dell’omoerotismo è patologica e patogena.
Date queste premesse, risulta ridicolo il cavallo di battaglia degli eterofascisti “l’omosessualità è contronatura”. È curioso come, nel 2021, si ha la presunzione di saper distinguere ciò che è artificiale da ciò che è naturale... Vestiamo i nostri cani di capi firmati facendoli scodinzolare davanti a orde di senzatetto e ci sentiamo nella posizione di poter definire contro-natura una manifestazione d’amore? Inutile, risulterà, agli occhi degli eterofascisti, elencare le specie animali che in natura praticano rapporti sessuali tra individui dello stesso sesso come scimmie, cani, gatti, cavalli, cavallucci marini, polipi e politici (magari anche tra chi sta ostacolando la legge Zan).
Davanti queste evidenze l’ideologia al potere oppone l’equazione “procreazione= maschio+femmina”. Ma, far coincidere l’amore con la procreazione è un’idiozia colossale perché significa ridurre la complessa molteplicità delle funzioni libidiche, a un meccanicistico e semplicistico processo di prosecuzione della specie, frutto della dominante etica cristiana. Dei ventimila ovuli atti a venir fecondati, di cui la bambina è dotata alla nascita, all’epoca della pubertà ne rimangono solo poche centinaia, e di questi, nel migliore dei casi, solo una dozzina vengono fecondati; dei molti milioni di spermatozoi di cui è dotato l’uomo, ne muoiono schiere infinite senza neppure raggiungere un grembo femminile (George Groddeck). Non ho mai visto una donnola che, rannicchiata dietro la porta del bagno, attende ansiosamente l’esito del test di gravidanza… Questo non accade perché la donnola (e tutti gli animali) cercano unicamente la voluttà e trovano la fecondazione solo per un caso fortuito. Assurgere la procreazione a scopo del sesso significa vestire l’eterosessualità di una “finalità metafisica”: una comoda stampella per la claudicante teoria sessuale dell’eterofascista. Se l’eros ha in sé il proprio fine, la repressione dell’Eros che fine può avere?
Per capire l’origine della repressione dell’omoerotismo bisogna premettere che la “famiglia tradizionale” di stampo patriarcale è la base del sistema capitalista. Se l’omosessualità ottenesse anche solo una parvenza di approvazione, se la si permettesse di uscire anche solo parzialmente dal quadro patologico, si scalfirebbero irrimediabilmente le fondamenta che reggono la famiglia tradizionale e conseguentemente crollerebbero le stesse democrazie occidentali. Ma per capire come la repressione dell’eros limiti anche l’amore eterosessuale, dobbiamo riprendere la teoria della bisessualità innata di Freud.
Il polimorfismo sessuale del bambino lo porta a immedesimarsi nei rispettivi genitori e quindi a manifestare fenomeni di gelosia nei confronti del genitore del sesso opposto e di rivalità nei confronti del genitore dello stesso sesso e viceversa. La psicanalisi stessa riconosce nella gelosia all’interno di relazioni eterosessuali, una manifestazione mascherata di desiderio omoerotico: ciò vuol dire che, per esempio, nel caso di un uomo, questi prova gelosia nei confronti della donna amata che viene corteggiata da un altro poiché, inconsapevolmente, è lui a desiderare quest’altro. “La gelosia,” spiega Freud, “ha origine in impulsi repressi verso l’infedeltà-oggetto, tuttavia, in questi casi è dello stesso sesso del soggetto”. Ciò potrà risultare una bestemmia per molti ma spiegherebbe perfettamente l’evoluzione patologica, e spesso drammatica, dell’iperprotettività ossessiva-compulsiva che molti uomini o donne sviluppano nei confronti del proprio partner. Liberalizzare l’amore in ogni suo forma non sarebbe solo un passo verso la tutela dei diritti degli omosessuali ma gioverebbe anche all’ amore eterosessuale, il quale si ritroverebbe liberato dalle oscure nubi di tradimenti possibili, di infedeltà e di gelosie che su di esso grava. Solo in tal modo “comprendiamo” le ragioni per cui l’eterofascista, di fronte a due uomini che si scambiano gesti di affetto, si sente in dovere di manifestare dissenso tramite violenza verbale e fisica; come a voler implicitamente affermare: “ho impiegato una vita a reprimere i mei istinti omoerotici e ora mi spiattellate in faccia i miei desideri più proibiti?!”.
L’amore è antitetico al regime capitalista: per amare bisogna sacrificare quell’Io individualistico che regge tutte le nostre attuali democrazie occidentali; siamo tutti dei piccoli criceti che facciamo girare la ruota del sistema, avendo come fine il fine stesso di far girare la ruota. Produciamo per il fine di produrre e accumulare e tutta questa illusione è resa possibile grazie alla natura masturbatoria delle nostre società. L’eterofascismo fondato sulla rivalità, la gelosia e la competizione ben si adatta ai valori cardini delle nostre società consumistiche. L’amore libero e allo stato naturale è al di fuori di questi schemi, e limitarlo è necessario al capitalismo per instaurare un clima di odio e soppressione e quindi mantenere intatte le forze al potere. Una prova a carico di queste tesi la ricaviamo osservando quei luoghi in cui tutte le tendenze sociali si manifestano in maniera esponenziale: i locali notturni, microcosmi e banchi di studio per eccellenza di ogni sociologo. Nei locali eterosessuali la tensione e la rivalità tra gli uomini è palpabile, e le risse dovute a gelosie o rivalità sono un evento comune. Viceversa nei locali gay-friendly, proprio perché rappresentano i luoghi dell’abbattimento del tabù-antigay e di ogni repressione, questi fenomeni nevrotici sono generalmente assenti. Possiamo quindi dedurre che ci sono molti più gay (repressi) nei locali “normali” che nei gay club e che, per risolvere i loro problemi, gli “etero apparenti” dovrebbero dare via il culo al posto di dare cazzotti.
La legge Zan non deve essere concepita come una concessione che gli uomini al potere fanno agli omosessuali, ma è il primo passo verso una rivoluzione sessuale che delegittimerà interamente la patologica ideologia capitalista.
Mi mettono molta tristezza quelle battaglie LGBT che rappresentano la rassegnazione di molti omosessuali, ormai assuefatti alla morale borghese, che hanno perso quell’inerzia rivoluzionaria necessaria a rompere le catene eterofasciste. Ad esempio, voler introdurre la desinenza neutra come una forma di rispetto anti-sessista è un’azione di disarmante conformismo perché non tiene conto che la lingua è uno strumento usato dal pensiero e non viceversa. Il rozzo borghese liberticida assisterà gaiamente a questi sforzi semiologici di neutralizzazione della lingua accennando occasionalmente a qualche pigro borbottio, e quando la lingua sarà finalmente “liberata” da ogni pericolosa desinenza, il rozzo borghese liberticida potrà finalmente gridare soddisfatto: “brutt* froc* di merda!”. Combattere la mente è qualcosa di infinitamente più ambizioso di combattere la lingua, richiede molta più fatica, sacrificio e tempo…e soprattutto studio! Al posto di censurare la lingua, perché non la usiamo per esprimere idee censurabili? Perché non leggiamo “Elementi di critica omosessuale” di Mario Mieli, un uomo che ha fatto tremare il mondo borghese nonostante usasse le desinenze che esprimono il genere. Non ho usato il termine “eterofascista” per puro decoro stilistico; il fascismo sessuale è concreto e palpabile e questa battaglia può essere paragonata, per la difficoltà e l’ambizione necessaria, a quella che i partigiani vinsero nel 1945. Armiamoci di idee forti e scendiamo in guerra per difendere l’amore da chi professa odio…un odio contro natura.
Antonio Torretti
Antonio Torretti nasce nel 1996 a Galatina e si laurea all'Accademia di Belle Arti di Brera senza particolari lodi. Si definisce un nichilista speranzoso, un anarchico moderato e un rivoluzionario nei giorni feriali.



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